Gusto

L’orto della Puglia

Da Orsara di Puglia a Faeto

difficoltà alta
30 km
  • asfalto
L’itinerario parte da Orsara di Puglia, Città “Slow” dei Monti Dauni sino a Faeto, Regno del Maiale Nero Dauno, un viaggio attraverso il cibo e la felicità tra le migliori cucine dei Monti Dauni, attraverso percorsi enogastronomici immersi nei paesaggi da cui attingono gli stessi sapori della terra.

L’itinerario parte da Orsara di Puglia, Città “Slow” dei Monti Dauni, un viaggio attraverso il cibo e la felicità tra le migliori cucine dei Monti Dauni, attraverso percorsi enogastronomici immersi nei paesaggi da cui attingono gli stessi sapori della terra.

Il pittoresco borgo di Orsara di Puglia con le sue tradizioni popolari è diventato un polo attrattivo per molti turisti.
Le sue origini sono incerte: in un diploma del 1024 si cita una “speluncam Ursariae”, probabilmente la grotta di San Michele. Nei pressi del luogo di culto si sviluppò il complesso dell’abbazia dell’Angelo, oggi visitabile, intorno al quale si sviluppò nel XII secolo il centro storico.
Esso è scandito da stradine erte su lastricato di pietre di fiumara, pianali, case e palazzi settecenteschi. In uno di questi, palazzo Varo ha sede il Museo diocesano, interessante centro culturale. Ad Orsara è attestata anche la presenza dei monaci guerrieri, i cavalieri spagnoli di Calatrava che combatterono i Mori. Il Borgo ha ottenuto il marchio di qualità di Bandiera Arancione.

Da Orsara di Puglia percorrendo un meraviglioso viaggio nel cuore dei Monti Dauni lungo le strade provinciali 123 e 125, dopo circa 1 ora si giunge a Faeto, regno del Maiale Nero Dauno.

Il borgo di Faeto rientra tra i Borghi Autentici d’Italia.
Il centro si snoda tra vicoletti erti, stradine strette, antichi portali e palazzi ben conservati nel tempo. Nel centro storico la bellissima Chiesa Madre del Santissimo Salvatore è stata costruita con il materiale dell’antico castello.
L’origine di Faeto risale alla seconda metà del XIII secolo quando si stabilì la prima colonia franco – provenzale presso il castello di Creparcore, sul monte Castiglione. I soldati provenzali erano stati inviati qui dal re Carlo d’Angiò come ringraziamento per la vittoria sui saraceni che avevano assediato Lucera. Anche qui, come in altre borghi, l’idioma parlato dai provenzali è ancora in vita insieme agli usi e costumi, sopravvissuti negli oltre sette secoli.
Da visitare la Casa del Capitano, risalente al XV – XVI secolo, in cui ha sede il Museo Etnografico.